Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Fate le rinnovabili, non fate la guerra!

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Transizione energetica: una scelta di pace, giustizia e futuro. 

Viviamo un tempo in cui la crisi climatica, le tensioni geopolitiche e l’aumento vertiginoso del costo della vita si tengono insieme molto più di quanto si voglia ammettere. Non è una coincidenza: questi fenomeni hanno una radice comune in un modello energetico fondato sulle fonti fossili, che continua a essere sostenuto da ingenti risorse pubbliche. Anche in Italia, come evidenziato dai dati del Rapporto “Stop Sussidi ambientalmente dannosi 2026”, ogni anno vengono destinati decine di miliardi di euro a favorire direttamente o indirettamente gas, petrolio e carbone, attraverso agevolazioni fiscali, esenzioni, sconti e meccanismi di sostegno che rallentano la transizione energetica invece di accelerarla. 

Questi sussidi non sono neutrali. Alimentano i profitti delle grandi lobby fossili, distorcono il mercato dell’energia e rendono strutturale una dipendenza che pesa sulle bollette, sui prezzi dei carburanti e sul costo dei beni essenziali. Al tempo stesso, rafforzano un sistema energetico che è anche una fonte di instabilità geopolitica: i conflitti che devastano intere regioni del mondo non sono solo il frutto di rivalità politiche o religiose, ma sono spesso legati al controllo delle risorse fossili e delle rendite che ne derivano. 

In questo contesto, il quarantennale dell’incidente di Černobyl del 26 aprile 1986 resta un monito essenziale. Non solo per ricordare i rischi intrinseci dell’atomo, ma per smascherare l’illusione che esistano scorciatoie tecnologiche “neutrali” capaci di risolvere la crisi energetica senza mettere in discussione gli equilibri di potere e gli interessi economici che la sostengono. In un mondo segnato da guerre e nuove escalation, il legame tra energia, sicurezza e conflitti è sempre più evidente. 

È per rompere questo meccanismo perverso, che arricchisce pochi e impoverisce tutti, che Legambiente ha lanciato una petizione per chiedere l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e il reindirizzamento delle risorse pubbliche verso rinnovabili, efficienza energetica e giustizia sociale:
👉 https://attivati.legambiente.it/page/179590/petition/1 

Sono proprio le grandi lobby fossili, fortemente sostenute anche da denaro pubblico, a continuare a esercitare un’influenza sproporzionata sulle scelte politiche, rallentando lo sviluppo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e delle alternative realmente sostenibili. È questa pressione che consente il perpetuarsi dei sussidi ambientalmente dannosi e che alimenta rinvii, ambiguità e false soluzioni, mentre famiglie e imprese pagano il prezzo di un sistema energetico vecchio, instabile e profondamente ingiusto. 

Lo vediamo ogni giorno nelle nostre vite. Caro bollette, caro benzina, caro trasporti, caro beni essenziali. È un paradosso sempre più evidente: mentre i profitti delle multinazionali fossili crescono, aumenta la povertà energetica e si riduce lo spazio per investimenti pubblici in rinnovabili, welfare e tutela dell’ambiente. Rompere questa spirale significa avere il coraggio di tagliare i sussidi alle fonti fossili e reindirizzare quelle risorse verso la transizione energetica, nell’interesse del clima, dell’economia e della pace. 

Il Piemonte è di fronte a un bivio energetico. 

Il Piemonte ha un potenziale enorme per le energie rinnovabili: fotovoltaico sui tetti e nelle aree produttive dismesse, agrivoltaico sostenibile e compatibile con l’agricoltura di qualità, eolico nelle aree idonee, riqualificazione dell’idroelettrico esistente, efficienza energetica negli edifici e nei processi industriali. Le tecnologie sono mature, i costi sono in calo, le competenze industriali sono presenti sul territorio. Ciò che continua a mancare è una scelta politica netta e coerente. 

Il dibattito regionale resta segnato da un approccio spesso difensivo e frammentato. La definizione delle aree idonee e non idonee alle rinnovabili, che dovrebbe essere uno strumento di governo e accelerazione della transizione, rischia invece di trasformarsi in un nuovo freno se utilizzata per moltiplicare vincoli e incertezze. Come evidenziato dal dossier di Legambiente Scacco matto alle rinnovabili, anche in Piemonte il vero ostacolo non è la mancanza di progetti, ma la difficoltà a portarli rapidamente a terra. 

Le imprese piemontesi chiedono energia pulita, non rinvii.

Un elemento centrale del dibattito regionale riguarda il ruolo delle imprese. In Piemonte sono sempre di più le aziende che vogliono investire in rinnovabili o che già lo stanno facendo. Dall’industria manifatturiera all’agroalimentare cresce la domanda di energia rinnovabile, stabile e a costi prevedibili. 

Per molte imprese la transizione energetica non è una scelta ideologica, ma una necessità concreta per restare competitive: ridurre la dipendenza dal gas, abbassare il costo dell’energia, stabilizzare i costi di produzione, rispondere alle richieste di sostenibilità delle filiere internazionali. I ritardi autorizzativi, l’incertezza normativa e la mancanza di una visione regionale forte rischiano però di rallentare o addirittura scoraggiare questi investimenti. 

Il Piemonte potrebbe diventare un laboratorio avanzato di transizione industriale, capace di attrarre capitali, creare occupazione qualificata e rafforzare le filiere territoriali delle rinnovabili. Perché questo accada servono condizioni chiare: tempi certi per le autorizzazioni, regole stabili, un sostegno deciso all’autoproduzione energetica nelle aree industriali, una valorizzazione delle superfici già compromesse e un accompagnamento concreto alle imprese che vogliono investire. 

Governare la transizione per ridurre i conflitti. 

Il dibattito sulle rinnovabili in Piemonte non può però ignorare un altro nodo cruciale: quello dei conflitti territoriali. Negli ultimi anni le opposizioni locali agli impianti rinnovabili sono cresciute, spesso con toni molto accesi. Queste tensioni non possono essere liquidate semplicemente come resistenze al cambiamento, ma vanno riconosciute come il segnale di una transizione energetica che, troppo spesso, non è stata adeguatamente governata e accompagnata a livello istituzionale. 

Quando mancano una pianificazione chiara, criteri trasparenti, informazione corretta e strumenti di partecipazione, l’accettabilità sociale degli impianti si indebolisce. In questo vuoto si inseriscono letture ideologiche, paure legittime ma mal orientate e opposizioni che finiscono per bloccare non solo singoli progetti, ma la transizione nel suo insieme. Il rischio è quello di alimentare un conflitto permanente che favorisce, ancora una volta, la conservazione del modello fossile. 

Governare la transizione significa invece assumersi la responsabilità di decidere e spiegare, di coinvolgere i territori e di distribuire in modo equo i benefici degli impianti. Significa guidare il cambiamento, non subirlo. Senza un ruolo forte della Regione nel coordinare, accompagnare e orientare questo processo, le tensioni aumenteranno e la transizione continuerà a procedere in modo diseguale e conflittuale. 

Una responsabilità politica che non può più essere elusa.

La vera alternativa per il Piemonte è oggi evidente: lasciare che il cambiamento avvenga in modo disordinato, lento e conflittuale, oppure guidarlo con politiche pubbliche solide, coerenti e partecipate. Continuare a rinviare significa restare legati a un modello energetico che alimenta caro vita, insicurezza e dipendenza. Accelerare sulle rinnovabili, governandone lo sviluppo, significa invece costruire un futuro più giusto, competitivo e pacifico. 

In Piemonte le imprese sono pronte, le tecnologie sono disponibili, le potenzialità dei territori sono enormi. Ora serve una scelta politica chiara che sappia tenere insieme transizione ecologica, coesione sociale e interesse generale. Il tempo delle esitazioni è finito. 

Di questo e di molto altro parleremo al Forum Energia del Piemonte il 29 aprile a Torino presso la Sala Musica del Circolo dei Lettori. 

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