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Da Santa Marta al Piemonte: energia pulita cercasi!

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A livello internazionale si è da poco conclusa la Conferenza a Santa Marta in Colombia, in cui finalmente più di 50 Paesi trainati da Colombia e Paesi Bassi hanno discusso del “come” e non più del “se” uscire dalle fonti fossili. Una conferenza che ha discusso di come riformare il sistema della finanzia globale per affrontare la sfida dell’abbandono delle fossili a favore dello sviluppo delle energie rinnovabili, di come fare dei piani nazionali che portino a livello concreto questa questione generale che troppo spesso sembra lontana e di come portare a terra un principio fondamentale che è quello della giustizia climatica.  
Mentre quindi a livello internazionale si ragiona concretamente di come fare ad accelerare la transizione energetica, l’Italia e il Piemonte si trovano impantanati in un mix di ritardi normativi e dipendenze energetiche strutturali.  

Lo scenario nazionale: un gap politico, non tecnologico 

I dati nazionali dipingono un quadro di “chiaroscuro” preoccupante. Sebbene nel 2025 la produzione da fonti rinnovabili (FER) abbia coperto il 41% della domanda elettrica, il ritmo di installazione di nuova potenza è in calo: 7,2 GW messi in esercizio nel 2025 contro gli 8-9 GW annui necessari per centrare gli obiettivi del PNIEC al 2030.  

Il vero ostacolo non è la tecnologia, ormai ampiamente competitiva, ma una macchina burocratica paralizzata. Al gennaio 2026, risultano 1.781 progetti FER in valutazione al MASE, di cui circa il 70% bloccati in istruttoria tecnica presso la Commissione PNRR-PNIEC. Questa inerzia ha un costo diretto per i cittadini: l’Italia paga l’energia circa 130 €/MWh, contro i 40-45 € della Spagna, che ha ridotto la dipendenza dal gas al 20% contro il nostro 43%.  

Piemonte: il paradosso di una regione a due velocità 

In Piemonte, la contraddizione è ancora più evidente. Da un lato, registriamo segnali incoraggianti: nel 2024 le FER hanno coperto il 55% dei consumi elettrici regionali (rispetto al 36% del 2023) e il fotovoltaico è arrivato a soddisfare il 20% della domanda.  

Dall’altro lato, il sistema rimane ancorato al fossile: il gas naturale copre ancora oltre il 50% dei consumi energetici totali, trainato da un settore civile dove l’80% del patrimonio edilizio ricade nelle classi energetiche più inefficienti (D-G).  

Focus Normativo: Il DDL Aree Idonee tra opportunità e nodi irrisolti 

Il dibattito regionale si trova oggi a uno snodo decisivo con la discussione del DDL sulle aree idonee, un provvedimento che determinerà la velocità della transizione energetica in Piemonte per i prossimi anni. Se da un lato il testo introduce elementi di novità positivi, dall’altro presenta criticità che rischiano di frenare, anziché accelerare, la messa a terra dei progetti.  

Gli aspetti positivi: il primato del repowering 

Un merito specifico va riconosciuto alla Regione Piemonte per aver inserito un criterio di ampliamento fino al 40% degli impianti da fonti rinnovabili già esistenti. Si tratta di una misura pionieristica a livello nazionale che favorisce il cosiddetto repowering: potenziare ciò che già esiste in aree già compromesse, riducendo al minimo il consumo di nuovo suolo e accelerando la disponibilità di energia pulita.  

Le criticità e le incongruenze tecniche 

Tuttavia, il provvedimento appare ancora migliorabile in diversi punti chiave per evitare conflitti normativi e paralisi amministrative:  

  • Limiti al Suolo Agricolo: Risultano eccessivamente restrittive le soglie relative all’utilizzo della superficie agricola e i requisiti di producibilità richiesti, in contrasto con la normativa nazionale. 
  • Definizioni di Prossimità: Le fasce di rispetto attorno alle aree industriali e i criteri di cumulabilità degli impianti rischiano di escludere zone che sarebbero invece ideali per lo sviluppo energetico, in contrasto con la normativa nazionale.


Perché serve un cambio di passo

Non dobbiamo dimenticare che la capacità di produrre energia localmente avrà un impatto diretto sulle tasche dei cittadini. Con il futuro superamento del Prezzo Unico Nazionale (PUN) a favore di prezzi zonali, il Nord Italia e il Piemonte beneficeranno di bollette più basse solo se saranno in grado di aumentare la quota di produzione da rinnovabili, riducendo il ricorso ai fossili e potenziando infrastrutture e sistemi di accumulo.  

La responsabilità della Regione è dunque altissima: il DDL non deve limitarsi a “timbrare il cartellino” degli obiettivi al 2030, ma deve fornire alle imprese e alle amministrazioni un quadro chiaro e semplificato per una decarbonizzazione reale e vantaggiosa. 

La nostra ricetta per il futuro 

Come Legambiente, ribadiamo che la transizione è l’unica scelta razionale, economica e sociale. Per far sì che il Piemonte diventi protagonista, servono:  

  • Semplificazione radicale e tempi certi per le autorizzazioni.  
  • Pianificazione strategica su aree compromesse e antropizzate.  
  • Coinvolgimento dei territori per costruire un consenso informato.  
  • Phase-out immediato dai sussidi alle fonti fossili.  

Il nucleare o il mantenimento del sistema a gas sono soluzioni del passato che proteggono modelli industriali obsoleti, e non certo famiglie e imprese. Il futuro appartiene alle rinnovabili, alle comunità energetiche e a una politica che abbia il coraggio di scegliere il cambiamento. 

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