
Sabato 6 giugno ci sarà a Torino il Pride, che per la prima volta vedrà sfilare il nostro carro ecoqueer insieme ad altre realtà piemontesi.
Siamo al Pride perché le lotte non vivono in compartimenti separati. La crisi ecologica e il controllo dei corpi e delle identità nascono dalla stessa matrice culturale e politica: un modello di sviluppo guidato dal pensiero patriarcale, capitalista, colonialista e neoliberista che ci vuole normatə e controllabili. La stessa logica violenta e gerarchica che considera la natura una risorsa da sfruttare e consumare.
La lotta intersezionale ci mostra come il modello che distrugge gli ecosistemi è lo stesso che controlla i corpi, limita le libertà, punisce le differenze, priva della voce le soggettività non allineate ai modelli eteronormati e abilisti. Le discriminazioni legate al genere, ai corpi non conformi, all’orientamento sessuale, alla provenienza, alla classe sociale o alla condizione economica si intrecciano con gli effetti della crisi climatica in un modello economico estrattivista che continua a sfruttare territori, persone, animali e relazioni. Le crisi ambientali non colpiscono tuttə allo stesso modo. Inquinamento, emergenze climatiche, insicurezza urbana e precarietà abitativa aggravano le condizioni di chi è già marginalizzatə, di chi subisce discriminazioni, di chi ha meno strumenti per proteggersi. Una transizione ecologica che non affronta queste disuguaglianze e non richiama la classe politica alle proprie responsabilità, non è una transizione giusta, ma solo un nuovo modo di spostare i costi sulle persone più fragili.
Per questo, per noi, giustizia sociale è anche giustizia climatica e giustizia multispecie. Non esiste libertà reale se non è collettiva. Non può esserci sostenibilità senza libertà, non può esserci futuro se alcuni corpi – umani e non umani – e alcuni luoghi continuano a essere considerati sacrificabili. Chi difende la terra, i diritti e la dignità umana si schiera con le popolazioni costrette alla fuga, con i popoli oppressi ai quali viene negata l’autodeterminazione. Dal genocidio in Palestina, alle altre comunità colpite da occupazioni, colonialismi, repressioni e sfruttamento. Riconosciamo e condanniamo questa violenza sistemica.
Crediamo nella diversità come valore fondamentale: una biodiversità che rende vivi gli ecosistemi, una pluralità delle identità e di specie che rende più ricche le società. Difendere la possibilità di esistere liberamente significa difendere anche il diritto di partecipare, di abitare gli spazi, di costruire comunità senza esclusioni. È liberazione dal patriarcato e dai suoi condizionamenti economici, sociali, politici e comportamentali che si basano su dinamiche di potere e di sfruttamento.
Il Pride, in questo senso, non è solo una celebrazione, ma una pratica politica di futuro. È riappropriazione dello spazio urbano, affermazione collettiva di diritti ed esercizio concreto di immaginazione di un mondo diverso. È la stessa tensione che attraversa le lotte ecologiste e antispeciste: cambiare radicalmente il modo in cui viviamo insieme, mettendo al centro cura, giustizia, ascolto e dignità.
Oggi non siamo qui per un’alleanza simbolica o occasionale.
Oggi marciamo insieme oltre i nostri confini, unitə nella diversità. Il nostro, oggi, è un invito all’ascolto e alla cura degli spazi che ci circondano e di chi li abita.
Oggi siamo quellə che resistono, quellə che pretendono giustizia, libertà e il diritto di vivere.
Oggi come ieri e come domani ci schieriamo nella lotta per un’unica liberazione possibile: quella collettiva.
Durante la parata, segui le meduse e le farfalle, marcia con noi e unisciti al cambiamento!
Amorə
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