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Smog is in the Air: il diritto a respirare è ancora in discussione in Piemonte!

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Ogni inverno torniamo a parlare di smog, polveri sottili, aria irrespirabile. Ma stavolta abbiamo davanti una fotografia ancora più nitida e difficile da ignorare: Arpa Piemonte ha già pubblicato i dati relativi alla qualità dell’aria secondo le normative vigenti, il nostro Report Mal’Aria di Città uscirà tra pochi giorni e riporterà l’elaborazione dei dati rispetto ai nuovi limiti previsti per il 2030. 

Quello che ci dice è semplice: in Piemonte l’aria continua a essere troppo inquinata, e i miglioramenti registrati non bastano per rispettare i nuovi limiti europei del 2030, molto più severi degli attuali. In diverse città e paesi – non solo Torino – i valori di PM10, PM2.5 e NO₂ sono ancora troppo alti per poter dire che il problema sia risolto.

Negli ultimi mesi, l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati ha diffuso dichiarazioni molto ottimistiche sulla qualità dell’aria, secondo cui il quadro sarebbe “nettamente positivo” e in molte zone “avremmo già raggiunto gli obiettivi previsti dalla normativa”. Aggiungendo che “le molecole di carbonio” in Piemonte risultano essere meno tossiche che altrove. In attesa di avere gli studi specifici annunciati dall’Assessore, possiamo dire che il suo entusiasmo stride con il fatto che il bacino padano resta uno degli hotspot europei dell’inquinamento, e il Piemonte è tra i territori che dovranno compiere lo sforzo maggiore per rientrare nei limiti 2030. 

Il taglio ai fondi nazionali per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano – una scelta “grave e incomprensibile” denunciata anche da Legambiente – rende ancora più urgente un impegno regionale serio, continuo e strutturale, anche perché i dati parlano chiaro.  

Dal nostro punto di osservazione, l’ambito strettamente urbano non è il suolo a fotografare la criticità dell’inquinamento atmosferico. Nella nuova edizione di Mal’Aria troverete un focus specifico sulla Pianura Padana dove, un approfondimento dei dati di altre centraline (non solo quelle dei capoluoghi) della rete di monitoraggio di Arpa Piemonte, anche alcune aree rurali e montane e alcune cittadine con minore densità abitativa registrano concentrazioni oltre i limiti. Questo oltre a confermare che la qualità dell’aria resta critica in tutta la Pianura Padana, ci conferma il fatto che non è solo un problema di traffico veicolare, ma anche di sistemi di riscaldamento domestico e soprattutto di attività agro zootecnica ad essere fonti particolarmente impattanti. 

Il Piemonte non può permettersi di affrontare la qualità dell’aria come una questione burocratica o stagionale. I dati ci dicono che nei prossimi anni la Regione dovrà ridurre drasticamente i livelli di inquinanti, soprattutto nelle aree più problematiche. 

Ma per farlo servono scelte concrete e strutturali. Ad esempio: 

  • Rafforzare il trasporto pubblico e rendere più facile spostarsi senza auto
  • Ridurre gradualmente l’uso di stufe e camini a legna nelle aree più inquinate
  • Accelerare sull’efficienza energetica degli edifici, partendo da scuole, uffici pubblici e case popolari
    Intervenire sulla filiera agricola e zootecnica, aiutando le aziende a ridurre le emissioni e modernizzare le pratiche
  • Aggiornare e ampliare la rete delle centraline, per avere dati più precisi e capillari
  • Aggiornare il Piano Regionale della Qualità dell’Aria

Non si tratta di misure contro qualcun*: sono azioni per proteggere la salute di tutt*. 

I miglioramenti ci sono, ma non bastano, non sono sufficienti alla reale tutela della salute dei cittadini e delle cittadine. 
E soprattutto: non raccontiamo che il problema è risolto, perché non lo è. 

Lo dicono i numeri, lo dicono le centraline, lo dicono i cittadini e le cittadine che vivono ogni giorno l’aria che respirano. 

E allora la domanda è una sola: vogliamo davvero affrontare il problema, o limitarci a fare comunicati rassicuranti? 

Ne parleremo in un evento pubblico previsto nella prima settimana di marzo.

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