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Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Coltivare energia, raccogliere resilienza!

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C’è una parola che sempre più spesso accompagna il dibattito sul futuro dell’agricoltura: resilienza. In Piemonte, come nel resto d’Italia, la crisi climatica non è più un’ipotesi lontana ma una realtà che agricoltori e allevatori sperimentano ogni stagione. Siccità prolungate, ondate di calore, grandinate sempre più intense, gelate tardive ed eventi estremi stanno mettendo sotto pressione produzioni, redditi e territori. Come ricorda il dossier L’Agrivoltaico in Italia 2026 di Legambiente, l’agricoltura è oggi uno dei settori più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e ha bisogno di strumenti innovativi per adattarsi e continuare a garantire cibo, qualità ambientale e presidio del territorio.  

In questo contesto l’agrivoltaico rappresenta una delle innovazioni più interessanti e promettenti. Spesso descritto in modo superficiale come la semplice installazione di pannelli fotovoltaici nei campi, l’agrivoltaico è in realtà qualcosa di molto diverso: un sistema progettato per integrare la produzione agricola e quella energetica, mantenendo la coltivazione del suolo e creando una sinergia tra due esigenze ormai imprescindibili, produrre cibo e produrre energia pulita.  

L’idea alla base è semplice ma potente: sì, si può fare. Si può produrre energia e continuare a produrre prodotti agricoli nello stesso campo. Sembra una banalità, ma non lo è affatto, soprattutto in un momento in cui intorno alle energie rinnovabili si moltiplicano resistenze, paure e, qualche volta, informazioni decisamente fantasiose. E vedere, studiare e toccare con mano le esperienze che già esistono aiuta ad allontanare dubbi e pregiudizi. 

Attraverso strutture sopraelevate, sistemi di monitoraggio e tecnologie innovative, è possibile continuare a coltivare, allevare o pascolare sotto e tra i pannelli, ottenendo al tempo stesso benefici ambientali ed economici. In alcune situazioni, l’ombreggiamento controllato contribuisce persino a ridurre lo stress idrico delle colture, limitare l’evaporazione dell’acqua e proteggere le produzioni dagli effetti più estremi delle alte temperature. Proprio per questo l’agrivoltaico dialoga in modo naturale con i principi dell’agroecologia: maggiore efficienza nell’uso delle risorse, tutela della biodiversità, adattamento climatico e valorizzazione dei servizi ecosistemici.  

Essere favorevoli alle rinnovabili, però, non significa affatto pensare che qualsiasi impianto vada bene, ovunque e comunque. Un progetto può essere sbagliato, sovradimensionato, mal localizzato o incompatibile con la tutela del paesaggio e della biodiversità. Ed è giusto discuterne, valutarne criticamente gli impatti e chiedere che venga migliorato. 

Ma criticare un progetto è molto diverso dal trasformare quella critica in una battaglia ideologica contro le energie rinnovabili. C’è una questione che non possiamo perdere di vista: la crisi climatica ci impone di uscire dalle fonti fossili e per farlo abbiamo bisogno di molta più energia rinnovabile. Oggi non esistono alternative mature e disponibili in tempi compatibili con l’urgenza della sfida climatica. 

La transizione energetica porta inevitabilmente con sé trasformazioni e impatti che dobbiamo governare, ridurre e pianificare con intelligenza. Ma gli impatti del non fare la transizione sono molto più elevati. Sono quelli che conosciamo già: emissioni climalteranti, inquinamento, dipendenza da gas e petrolio importati, esposizione alle crisi internazionali e alla volatilità dei prezzi energetici. Per questo dovremmo smettere di dividerci semplicemente tra “favorevoli” e “contrari”. La vera domanda è un’altra: come realizziamo le rinnovabili di cui abbiamo bisogno, nei tempi richiesti dalla crisi climatica, tutelando al contempo territorio, paesaggio, biodiversità e attività agricole? 

Per una regione come il Piemonte, dove l’agricoltura rappresenta un elemento fondamentale dell’economia, del paesaggio e dell’identità culturale, questa domanda è particolarmente rilevante. Dai vigneti alle aree cerealicole, dalle produzioni ortofrutticole agli allevamenti delle zone collinari e montane, gli effetti del riscaldamento globale stanno già modificando le condizioni produttive. Servono quindi soluzioni che non contrappongano agricoltura e transizione energetica, ma che le rendano alleate. 

È questa la posizione che Legambiente sostiene da tempo: no alle semplificazioni e alle contrapposizioni ideologiche tra energia e cibo, sì a progetti di qualità, integrati nel territorio, capaci di mantenere una reale funzione agricola, coinvolgere gli agricoltori e generare valore per le comunità locali. L’agrivoltaico non può essere una scorciatoia speculativa, ma deve diventare uno strumento per rafforzare le aziende agricole, ridurne i costi energetici, favorire nuove opportunità di reddito e accompagnare la trasformazione ecologica del settore primario.  

Anche in Piemonte stanno emergendo sperimentazioni ed esperienze interessanti che meritano di essere conosciute, raccontate e messe in rete. Buone pratiche che dimostrano concretamente come la produzione energetica possa convivere con quella agricola, contribuendo a costruire un modello di sviluppo più sostenibile e resiliente. Perché, al di là delle discussioni teoriche, tra quei pannelli il trattore continua a fare il trattore, il campo continua a fare il campo e l’agricoltore continua a fare l’agricoltore. Anzi, in molti casi dispone di strumenti in più per affrontare le sfide climatiche e garantire la sostenibilità economica della propria attività. 

Per capire davvero cosa può essere l’agrivoltaico bisogna uscire dalla teoria e confrontarsi con le esperienze che stanno già cambiando il volto dell’agricoltura. Per questo vi invitiamo al Forum Agroecologia 2026 – Le sfide dell’Agrivoltaico in Piemonte, in programma il 29 ottobre a Torino al Centro Studi Sereno Regis, Via Garibaldi 13. 

Sarà una giornata di incontro e confronto tra agricoltori, tecnici, ricercatori, amministratori e cittadini, dedicata a chi vuole approfondire con dati scientifici, esempi concreti e testimonianze dirette il rapporto tra agroecologia, transizione energetica e futuro dei territori rurali. 

Racconteremo le esperienze più interessanti che stanno nascendo in Piemonte, ascolteremo chi ogni giorno lavora nei campi e analizzeremo come l’agrivoltaico possa diventare uno strumento per rendere le aziende agricole più resilienti ai cambiamenti climatici, senza rinunciare alla produzione di cibo e alla tutela del paesaggio. 

Perché la sfida non è scegliere tra agricoltura e rinnovabili. La sfida è costruire un’agricoltura capace di produrre cibo, energia pulita e valore per le comunità locali. Il 29 ottobre ne parleremo insieme, partendo dai fatti, dalle buone pratiche e da una domanda che riguarda tutti: come coltivare il futuro in un clima che cambia? 

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