COORDINAMENTO delle ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE FAI (Fondo Ambiente Italiano), Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Pro Natura Torino, WWF Piemonte e Valle d’Aosta

Il progetto Mediapolis è fallito. Il piano presentato in tribunale non contiene alcuna novità salvo la richiesta che siano concessi i permessi edilizi a garanzia della speculazione finanziaria. Qualunque modifica, sia di localizzazione che di proponente, comporta la ripartenza di tutta la procedura autorizzativa

Il 10 gennaio scadevano i termini per la presentazione in tribunale di un piano di gestione dei debiti per evitare il fallimento. Il piano presentato non contiene nulla di nuovo: è il solito balletto di cifre di visitatori, di occupati, di soldi da investire, di genericità di contenuti del parco. Un punto però richiama l’attenzione ed quello in cui si dice che per poter pagare i debiti ed accedere alle risorse finanziarie necessarie per il progetto, vanno rilasciati i permessi di costruire. Si tratta di un rovesciamento clamoroso: non è la società che deve presentare un piano finanziario credibile per avere i permessi, ma è l’amministrazione pubblica che attraverso i permessi edilizi dà le garanzie per i finanziamenti. La speranza dunque è quella che sia il tribunale ad avvalorare quella che non può essere definita altrimenti che una pura speculazione.

Nel piano non vi è alcun riferimento alle proposte di nuova localizzazione che nei giorni scorsi sono state avanzate da alcuni amministratori. La cronaca locale ci ha informato che Luigi Ricca, sindaco di Bollengo, propone l’area di Scarmagno, mentre Fausto Francisca, sindaco di Borgofranco, propone l’area di Borgofranco.

Non può che farci piacere constatare che uno strenuo difensore del progetto Mediapolis e, fino ad ieri, della sua localizzazione ad Albiano, come lo è stato Luigi Ricca, oggi proponga quanto le associazioni ambientaliste hanno sempre sostenuto: al di là del giudizio di merito sul progetto, non è accettabile la scelta del sito di Guadolungo ad Albiano sia per ragioni idrogeologiche che per la necessità di tutelare terreni agricoli di prima qualità.

Vale la pena ricordare che non furono accolte le osservazioni critiche che facemmo nel 2007, in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, alle motivazioni con cui Mediapolis nello Studio di Impatto Ambientale (SIA) scartava le localizzazioni alternative di Pavone e Scarmagno.

Così scrivevamo: “Con riferimento alle alternative insediative presso i comuni di Scarmagno e Pavone, dalla lettura del SIA emerge che le condizioni di inidoneità di questi due siti, corrispondono alle stesse esprimibili per Albiano d’Ivrea, ovvero l’inadeguatezza del casello e della viabilità ordinaria, e la vicinanza ai centri abitati. A differenza di Albiano d’Ivrea, però, Scarmagno non presenta problemi di carattere idrogeologico e, soprattutto, non compromette terreni classificati nella IIa classe di capacità d’uso (parzialmente di Ia e IIIa Classe)”.

Siamo inoltre soddisfatti quando, stando alle dichiarazioni di Ricca, si dice che i terreni di Albiano debbono restare ad uso agricolo. Salvo non comprendere come questo sia possibile se immediatamente dopo Ricca ed il consigliere regionale Tentoni affermano di avere proposto alla Regione Piemonte di far confluire i terreni di Albiano nella società Prelios che gestisce l’area industriale di Scarmagno.

In verità più che essere soddisfatti per tardive conversioni continuiamo ad essere molto perplessi e stupiti di fronte a tanta disinvoltura in chi ha un ruolo amministrativo e quindi di tutela degli interessi generali. Si continua infatti, con queste “esternazioni” creative a nascondere la realtà quale quella che denunciamo da tempo: Mediapolis è un progetto “tecnicamente” fallito, poiché la società ha 13 milioni di debito ed è in tribunale perché un creditore, la Banca Leonardo, ha chiesto di essere pagato. Ci sembra che le esternazioni di Ricca e Tentoni siano null’altro che il tentativo di accreditare presso l’opinione pubblica e la Regione Piemonte l’impressione che il progetto sia ancora credibile. Ma il Consiglio Regionale del Piemonte, dopo la decisione del Tar, è in scadenza, nonché illegittimo.

Sempre dal punto di vista degli interessi pubblici, un’altra considerazione andrebbe fatta a proposito del valore dei terreni di Albiano di proprietà di Mediapolis. La società afferma che è stata fatta una stima del valore dei terreni pari a 36, 5 milioni di euro. Al di là del giudizio sulla credibilità di tale valutazione, da che cosa deriva il valore vantato? Da un atto pubblico dell’amministrazione di Albiano, approvato dalla Regione Piemonte: la variante strutturale numero tre al Piano Regolatore di Albiano che ha trasformato la destinazione d’uso da agricolo a industriale. Le dimensioni dell’area industriale prevista dalla variante, più di 60 ettari, non sarebbero state giustificate, in epoca di profonda crisi industriale del territorio, se non dal progetto Mediapolis. Se il progetto decade, o come dicono Ricca e Tentoni, si sposta da un’altra parte, che cosa succede alla variante? Secondo noi quei terreni devono tornare alla loro destinazione precedente, cioè quella agricola. O si intende aggiungere al 1.000.000 di metri quadrati vuoti di Scarmagno, ai 600.000 metri quadrati di Borgofranco, ai 300.000 metri quadrati di Burolo anche quelli di Albiano? E soprattutto avvalorare il gioco speculativo di Mediapolis che senza risorse economiche ottiene dall’autorità pubblica rendite che poi pretende di incassare?

Dal punto di vista degli interessi comuni che abbiamo cercato di tutelare in questa lunga vicenda, ci sentiamo di ribadire due punti: di fronte al fallimento di Mediapolis, riteniamo che si debbano annullare tutte le concessioni fatte dall’autorità pubblica, onde evitare speculazioni a danno dell’ambiente e della collettività e che qualunque modifica al progetto, sia di localizzazione che di proponente, comporta la ripartenza di tutta la procedura autorizzativa. Mediapolis è un progetto “inesistente” perchè soggetto, nel tempo, a diversissime interpretazioni tematiche. La inevitabile ripartenza dell’intero processo autorizzativo avrebbe dunque anche questa motivazione, oltre il cambiamento di localizzazione.

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