Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Flash mob dei volontari di Legambiente a Novara

 Gli attivisti dell’associazione in questi giorni hanno sensibilizzato la cittadinanza sull’importanza del referendum del 17 aprile

 

Legambiente: “Votare SI in Piemonte per dare un chiaro segnale anche contro le trivellazioni a terra”

Tutti uniti al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare a votare SI per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze.

È la richiesta che Legambiente ha lanciato anche a Novara – dove sta facendo tappa il Treno Verde, lo storico convoglio ambientalista realizzato con il Gruppo Ferrovie dello Stato italiane – con un flash mob per le strade cittadine e al mercato coperto.

“Ce la metteremo tutta per informare i cittadini sul quesito e sull’importanza della partita in gioco – afferma Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente -. È l’occasione per fare informazione sulla mancanza di una politica strategica sull’energia nel nostro Paese e parlare del futuro energetico. Vogliamo che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici, specie all’indomani degli impegni pressi alla Cop21. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano, noi scommettiamo, invece, su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto”.

Sebbene non ci sia il mare, il Piemonte non è affatto estraneo alle trivellazioni. Proprio nel novarese, a Trecate, lo scoppio di un pozzo petrolifero nel 1994 provocò una nube tossica responsabile della ricaduta di petrolio sulla cittadina ed i terreni circostanti, e sempre in provincia di Novara, a Carpignano Sesia, il 29 dicembre 2015 la Giunta regionale del Piemonte, su proposta degli assessori De Santis e Valmaggia, ha deliberato il parere negativo sul progetto di apertura di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, motivato con le potenziali ricadute sull’assetto socio-economico di un territorio particolarmente vocato alle produzioni agroalimentari e vitivinicole di pregio, oltre alla difficoltà di esprimere un compiuto parere sulla tutela delle risorse idriche.

Questo non vuol dire, però, che il pericolo delle trivellazioni sul nostro territorio sia scampato definitivamente – dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – perché in Piemonte ci sono ben 16 aree con permesso di ricerca per gli idrocarburi ed è quindi sempre possibile veder sorgere nuovi impianti. Per questo votare SI al referendum del 17 aprile vorrebbe dire dare un chiaro segnale anche contro le trivellazioni a terra che minacciano il territorio piemontese.

Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Legambiente insieme al comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle” si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.

Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Tutto il petrolio presente sotto il mare italiano basterebbe al nostro Paese per sole otto settimane, mentre già oggi produciamo più del 40% di energia da fonti rinnovabili. Fermare le trivelle è fondamentale anche per salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano, cioè turismo, pesca e biodiversità. Promuovere, invece, un’energia pulita, rinnovabile, distribuita e democratica significa rispettare gli impegni che il nostro governo ha preso alla Cop21 di Parigi a fine 2015.