
Ecoforum per l’Economia Circolare Piemonte è giunto alla sua nona edizione, ad un passo dal prestigioso traguardo del decennale, e conferma la sua vocazione di territorio di scambio e di creazione di sinergie virtuose fra Amministrazioni, Aziende, mondo della Ricerca e Formazione e Società Civile. Tutti soggetti chiamati a diverso titolo a farsi carico dei rifiuti prodotti, instaurando quanto più possibile ed ognuno secondo la propria natura percorsi di gestione sostenibile.
La transizione ecologica ed energetica continua ad essere il tema dei temi, nonostante un evidente cambio di percezione e sensibilità al tema. A livello globale le politiche negazioniste della crisi climatica (impersonificate plasticamente dal presidente degli Stati Uniti e dalle prese di posizione del suo governo irrazionali, antiscientifiche, profondamente intrise di un’ideologia anti-ambientalista ed fondate nella peggior forma possibile di capitalismo) si sono manifestate nell’ennesima delusione, nell’ennesimo fallimento di una COP. La Cop30 di Belém, la prima Conferenza ospitata in Amazzonia, doveva avviare una nuova stagione dei negoziati sul clima con impegni ambiziosi per contrastare la drammatica emergenza climatica globale, ma così non è stato. I leader mondiali si sono limitati al minimo indispensabile per evitare il fallimento. Il Global mutirão, l’accordo siglato dopo due settimane di negoziati, purtroppo, consente solo un piccolo passo in avanti sulla giustizia climatica ed un preoccupante passo indietro sul phasing-out dei combustibili fossili, cruciale per poter colmare il crescente divario di ambizione negli impegni nazionali di riduzione delle emissioni climalteranti e mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi.
Il Governo Italiano non sembra volere, né essere in grado, di svincolarsi da questo vento globale. Mentre gli eventi estremi colpiscono con durezza (nel 2025 sono stati 354 gli eventi estremi censiti dal rapporto Città Clima di Legambiente e la sola Lombardia ne registra 50 con danni sociali ed economici enormi), il Governo nazionale continua ad investire sui combustibili fossili, trascurando, quando non ostacolando, gli impianti a fonti rinnovabili. Nel frattempo, si acuiscono le distanze sociali che creano fenomeni drammatici di povertà energetica, disparità di accesso ai servizi fondamentali e la nascita di nuove tensioni.
La situazione non è rosea nemmeno per il settore dell’Economia Circolare, fondamentale per un percorso di transizione ecologica ed energetica. Seppure la media italiana di raccolta differenziata si attesta sul 66,64% (+1,48%) ed ha raggiunto (da soli due anni) l’obiettivo del 65%, che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2012, siamo ancora lontani dal raggiungimento degli obiettivi di riciclo effettivo fissati dall’UE e le disparità territoriali sono ancora estremamente marcate (il Nord del Paese raccoglie in maniera differenziata il 73,4% dei propri rifiuti, il Centro il 62,3% e il Sud solo il 58,9% – dati ISPRA).
Il Piemonte non si discosta dalle tendenze nazionali. La percentuale media di raccolta differenziata regionale continua a crescere di frazioni di punti percentuali: nel 2024 (ultimi dati disponibili) si attesta sul 68,8%, con una crescita rispetto all’anno precedente dello 0,9%. Un passo troppo lento, anche per rispettare gli step imposti dal Piano Rifiuti Regionale (PRUBAI), che impone il raggiungimento del 70% di differenziazione entro il 2025. Obiettivi, quelli del Prubai, ambiziosi sulla carta (82% di RD al 2035, con una produzione di 449 kg/ab anno e uno scarto medio da raccolta differenziata del 18,5%) ma per il raggiungimento dei quali la Regione Piemonte non ha stanziato alcuna risorsa, scaricando di fatto la responsabilità sulle spalle di Consorzi, Comuni, ed in ultimo dei cittadini.
Continua a crescere in maniera molto più rapida la produzione di rifiuti in Regione: nel 2024 si sono prodotte 82.000 tonnellate di rifiuti in più, segnando una deciso cambio di marcia rispetto all’anno precedente (nel 2023 si erano prodotte 31.600 tonnellate in più rispetto al 2022). Un aumento della produzione che, non contrastato in alcun modo dalla amministrazione regionale, rischia di vanificare le valutazioni e le stime dello stesso PRUBAI che, senza risorse, rischia di trasformarsi da strumento di pianificazione territoriale a libro dei sogni.
La raccolta continua oggi ad essere l’anello debole della catena con un ritorno al passato sempre più auspicato da parte della classe dirigente. Tra gli operatori del settore si respira un’aria di reflusso, un calo di attenzione generalizzata verso il tema di una corretta gestione dei rifiuti. E se la quantità di RD non cresce ai ritmi che ci si aspetterebbero, continua invece a crescere la preoccupazione per un peggioramento della qualità dei materiali raccolti. Le scelte operative effettuate da alcuni territori, che vanno verso l’utilizzo di ecoisole stradali a riconoscimento utente, spesso co-finanziate con fondi PNRR, stiano creando un sensibile peggioramento della pulizia dei flussi di raccolta, con ricadute pesanti sui costi del servizio, per un obbligatorio ricorso a costosi processi di pre-selezione del materiale raccolto, e sui tassi di riciclo effettivo, allontanandoci da quel 65% richiesto dalla normativa europea.
Se pensiamo al tema del riciclo, è sempre più evidente come siano indispensabili impianti industriali. La nostra Regione esporta verso altri territori una parte significativa dei materiali raccolti separatamente. Gli impianti sono fondamentali, per chiudere il ciclo a valle delle altre “R” che hanno una priorità maggiore. Impianti che devono rientrare in una pianificazione territoriale, pubblici o privati che siano, per garantire il corretto approvvigionamento senza sovradimensionamenti che porterebbero a migrazioni di rifiuti, aumentando sensibilmente gli impatti della filiera tutta.
Arrivando al capitolo dello smaltimento, sembra ormai confermato dalla politica l’ampliamento dell’inceneritore del Gerbido con l’aggiunta di una linea di smaltimento. Una scelta miope, che gli stessi dati del PRUBAI dimostrano come non necessaria. Legambiente conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la totale contrarietà a qualsiasi nuovo impianto di termovalorizzazione, veri totem all’inefficienza di un sistema di gestione che graverebbero per decenni sull’ambiente e sulla salute dei piemontesi, zavorrando lo sviluppo di una gestione sostenibile dei rifiuti, proprio là dove ci sarebbe bisogno di un’ulteriore spinta verso l’implementazione di sistemi di raccolta differenziata efficienti ed efficaci.
EcoForum è però anche, e forse soprattutto, la sede in cui Legambiente premia i Comuni Rifiuti Free regionali, ovvero quelli con RD superiore al 65% e rifiuto secco residuo inferiore ai 75 kg/abitante anno.
Quest’anno, dopo un calo minimo dell’ultima edizione, assistiamo ad un calo sensibile del numero di Comuni Rifiuti Free, a conferma delle preoccupazioni precedentemente espresse. Dai 150 del 2023, scendiamo ai 135 del 2024. Almeno 15 Comuni Piemontesi hanno dunque peggiorato le proprie performances in termini di gestione dei rifiuti. La crescita della produzione rifiuti è la causa principale di questo vistoso passo indietro. Lascia perplessi un’inversione di tendenza alla quale tutte le istituzioni Piemontesi, a partire da Regione Piemonte e Consorzi, devono porre la massima attenzione, pianificando interventi in grado di permettere a tutti i Comuni regionali di raggiungere gli ambiziosi obiettivi previsti nel PRUBAI.
Guardando alle note liete, a fare la parte del leone sono la Provincia di Novara con 29 (-2 rispetto allo scorso anno) Comuni Rifiuti Free e, sorprendentemente, quella di Alessandria con addirittura 72 amministrazioni virtuose (-8 rispetto allo scorso anno). L’attivazione della raccolta porta a porta è stata la leva essenziale per arrivare a questi risultati. I Comuni Rifiuti Free sopra i 10000 abitanti si riducono a 1 (erano 5 l’anno scorso): la sola Bra risponde ai requisiti
Infine, continuiamo con la valorizzazione del lavoro dei Consorzi, istituendo il premio Consorzio Rifiuti Free. Le discriminanti sono una raccolta differenziata che superi a livello consortile il 75% ed una produzione di rifiuti indifferenziati inferiore ai 100 kg annui per abitante. Obiettivi certamente sfidanti, ma che non hanno impedito a due realtà di potersi fregiare del titolo. Si tratta del Consorzio Chierese Servizi della Città Metropolitana di Torino e del Consorzio Gestione Rifiuti Medio Novarese.

