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Responsabile di settore:
Michele Bertolino mail: michelebertolino@yahoo.it
Convegno "RIFIUTI: QUALE CICLO INTEGRATO PER LA PROVINCIA DI TORINO?"
14 Marzo 2009 - Ore 14.00-18.00
Sala del Consiglio di Facoltà del Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi 24 Torino
Programma convegno
Introduzione di Vanda Bonardo
Quale ciclo integrato per la provincia di Torino - Michele Bertolino
Intervento di Massimo Centemero
Gestione RUR - Enzo Favoino
Il riciclo inefficiente 2020 - Duccio Bianchi
Per ulteriori informazioni e conferma della partecipazione
Segreteria Organizzativa - Chiara Rossetti
chiara.rossetti@legambientepiemonte.it - 0112215851 fax 011210001
Una
corretta gestione dei rifiuti passa necessariamente
attraverso un rigoroso ordine gerarchico di
interventi scandito secondo la sequenza:
1. riduzione dei rifiuti
2. raccolta differenziata
3. riciclaggio
4. smaltimento dei rifiuti residui
La riduzione dei rifiuti
Il problema della riduzione dei rifiuti porta
a mettere in discussione tutto il sistema socio-economico.
Infatti non si può genericamente parlare
di riduzione ignorando che viviamo nel modello
economico "produrre per consumare, consumare
per produrre". E’ evidente che la
tesi “rifiuti zero”, che è
comunque affascinante, rischia di essere utopica
se non viene accompagnata da continua spinta
a modificare il modello dominante di produzione
e consumo e, conseguentemente, di stile di vita
per tutti noi. Basta pensare a come alcuni beni
sono concepiti per rendersi conto di quanto
sia difficile spostare le cose verso il concetto
rifiuti zero. Consapevoli di tutto ciò,
indichiamo alcune azioni che può comunque
essere essenziale intraprendere, anche al fine
di stimolare una presa di coscienza sulle problematiche
di fondo.
La prevenzione della produzione dei rifiuti
è la prima delle opzioni nella gerarchia
della gestione integrata di rifiuti; ed altrettanto
si può dire della riduzione della pericolosità
dei rifiuti, che richiederebbe analisi approfondite
sulle sostanze chimiche immesse nei cicli produttivi
e nei prodotti e sulla loro pericolosità.
Per prevenzione si intende:
• minor prelievo di risorse (ovvero minor
input di materiali nei processi produttivi)
• sostituzione di risorse non rinnovabili
con risorse rinnovabili
• sostituzione delle sostanze pericolose
con sostanze non pericolose
• maggior utilizzo di materiali recuperati
(ex materie prime seconde) nei processi
• prodotti monomateriale, o con basso
numero di materiali diversi
• materiali ben identificati e facilmente
gestibili a fine vita
• facilità di montaggio e disassemblaggio
a fine vita
• utilizzo di tecnologie più pulite
• sensibilizzazione dei consumatori
• rafforzamento dell'uso dei marchi di
qualità (ecolabel).
Sarebbe importante analizzare, nelle realtà
in cui si sono raggiunti obiettivi di raccolta
differenziata oltre il 70%, analizzare i rifiuti
residui per predisporne la progressiva riduzione.
Sarebbe inoltre fondamentale, imitando alcuni
stati europei come la Germania, promulgare norme
più restrittive delle attuali per limitare
la presenza di imballaggi nei prodotti di consumo.
La raccolta differenziata
Nella scala delle priorità c'è
la riduzione all'origine di quantità
e pericolosità dei rifiuti, segue il
recupero di materia, attraverso la raccolta
differenziata sia da parte delle utenze domestiche,
sia ada quelle commerciali e industriali.
La normativa nazionale ambientale (d.lgs. 152/06
e legge 296/2006) prevede il raggiungimento
graduale del 65% di raccolta differenziata entro
il 31 dicembre 2012, fissando i seguenti obiettivi
intermedi:
• entro il 31 dicembre 2007 il 40%;
• entro il 31 dicembre 2008 il 45%;
• entro il 31 dicembre 2009 il 50%;
• entro il 31 dicembre 2010 il 55%;
• entro il 31 dicembre 2011 il 60%.
In Piemonte nel 2005 è stato superato
il 35%, ma le varie province si presentano in
modo diverso, come evidenziato in figura (fonte:
Regione Piemonte).
Gli obiettivi di raccolta differenziata dovranno
essere raggiunti in ciascun Ambito Territoriale
Ottimale (ATO), cioè, secondo l’assetto
attuale, in ciascuna provincia. In futuro, a
seconda di come saranno aggregate le province
negli ATO, saranno necessari maggiori o minori
adeguamenti, al semplice scopo di ottemperare
alle leggi. Tuttavia i numerosi esempi di comuni
piemontesi che nel 2005 hanno superato il 70%
di raccolta differenziata e che si sono distinti
per la “buona gestione” fanno sperare
che gli obiettivi previsti dalla legge possano
essere raggiunti e superati. La modalità
di raccolta che si è affermata come la
più adatta ad elevare rapidamente e stabilmente
la percentuale di raccolta differenziata è
quella “porta a porta”, anche se
ci sono esempi di riorganizzazione del servizio
con cassonetti stradali supportata da una consistente
opera di sensibilizzazione dei cittadini, che
hanno dato risultati soddisfacenti. La presenza
di ecocentri o isole ecologiche a cui i cittadini
possano conferire direttamente materiali differenziati
si rivela in ogni caso come punto chiave per
conseguire gli obiettivi.
Il riciclaggio
L’attuale sistema CONAI con tutte le sue
filiere si è rivelato finora efficiente
per la fase di ritiro dei materiali. Sulla fase
di riciclaggio vero e proprio si riscontra eterogeneità
relativamente alle tipologie; ad esempio la
carta viene sicuramente recuperata come materia
presso le cartiere, mentre la plastica viene
in parte inviata a recupero energetico in inceneritori.
Quest’ultimo fatto crea non poche perplessità.
Altro dubbio riguarda la possibiltà di
continuare a garantire i contributi da parte
di CONAI nel momento in cui fosse effettivamente
raggiunta in modo diffuso un’alta percentuale
di raccolta differenziata.
Per quel che concerne le frazioni umida e verde
dei rifiuti urbani, in Piemonte si rilevano
sia insufficienza del numero di piattaforme
di compostaggio sia difficoltà a produrre
compost di qualità elevata. Inoltre la
collocazione del prodotto finale si inserisce
in una problematica alquanto complessa. Per
ottenere migliori risultati sarebbe necessario
mettere in atto una seria politica di incentivazione.
Lo smaltimento dei rifiuti
residui
Si parla ormai non più di rifiuti indifferenziati
ma di rifiuti residui a valle della raccolta
differenziata. I rifiuti residui, poiché
contengono sempre meno frazione umida, presentano
un alto potere calorifico. Di qui la proposta
di portare direttamente a combustione, con recupero
energetico, tale tipologia di rifiuti. Nasce
però il problema della dimensione necessaria
o più adatta dell’impianto dedicato,
infatti, visti i tempi di realizzazione degli
inceneritori, sussiste il dubbio che nell’arco
di tempo tra la proposta e l’entrata in
funzione possano intervenire modifiche nella
quantità e nella composizione dei rifiuti,
tali da rendere inadeguato l’impianto
dopo pochi anni dalla sua costruzione. Inoltre
la presenza di un inceneritore condiziona il
territorio su cui insiste per circa 25 anni
ed è scarsamente adattabile a cambiamenti
nella composizione dei rifiuti. Soprattutto
si ritiene negativa la necessità di mantenere
per lunghi periodi un flusso in ingresso pressocché
costante per alimentare l’inceneritore,
fatto che indubbiamente è di ostacolo
alla diminuzione dei rifiuti e alla crescita
del riciclaggio.
L’indicazione di Legambiente Piemonte
e Valle d’Aosta è in estrema sintesi:
• considerare in modo inequivocabile l’incenerimento
con recupero energetico come ultima eventualità
• privilegiare l’utilizzo del combustibile
da rifiuti in impianti esistenti rispetto al
recupero energetico in impianti dedicati
• ma soprattutto scegliere forme di smaltimento
finale che non creino vincoli ai quantitativi
di rifiuti conferiti, in modo da non impedire
la riduzione e il recupero di materia attraverso
il riciclaggio.
Si deve procedere con la realizzazione di Ecocentri,
piattaforme di selezione e una raccolta domiciliarizzata,
che partendo da uno studio territoriale individui
nei singoli comparti le tipologie di servizi
più idonei.
Inoltre devono, entro i termini previsti, chiudere
le discariche, di cui è già stata
deliberata la chiusura, come la megadiscarica
torinese (seconda in Italia, per volume).
Nella nostra regione le pratiche di riduzione
rifiuti da parte delle amministrazioni sono
del tutto insufficienti e i livelli di raccolta
differenziata sono bassi. In questa situazione,
la realizzazione di eventuali inceneritori,
che comportano costi alti e rigidità
nel tempo per le quantità da smaltire
temiamo che possa diventare un ostacolo per
lo sviluppo di pratiche corrette, quali la riduzione
ed il riciclaggio con recupero di materia.
Se a bruciare sono i rifiuti indifferenziati,
i rischi ambientali sono molto alti, e attualmente
vanno in discarica percentuali molto elevate
di indifferenziato, che temiamo vengano trasferite
agli inceneritori, facendoli diventare inceneritori
di tal quale. Il finanziamento all'incenerimento,
va a scapito delle fonti di energia rinnovabile
pulite come il solare, e va ricordato anche
che la quantità di energia ottenibile
attraverso la combustione dei materiali costituenti
i rifiuti è da tre a dieci volte inferiore
all'energia che si potrebbe risparmiare attraverso
il riciclaggio degli stessi materiali.
Le strategie di promozione del riciclaggio e
della termodistruzione dovrebbero essere comparate
per tutte le loro ricadute; energetiche, ambientali,
occupazionali, ed anche per le reciproche interazioni.
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