Ferme immobili. Lo stallo delle politiche ambientali nelle città piemontesi

Ferme immobili. Lo stallo delle politiche ambientali nelle città piemontesi

Presentata a Torino la XXI edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente sulle performance ambientali dei comuni capoluogo

Legambiente: “Le Amministrazioni lavorano per compartimenti stagni e manca una strategia complessiva”

Verbania in vetta alla classifica nazionale. Torino e Alessandria le peggiori del Piemonte, penalizzate dallo smog. Exploit di Vercelli sulla raccolta differenziata

Sono stati presentati oggi a Torino i dati della XXI edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei 103 comuni capoluogo italiani, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Le situazioni più critiche restano quelle dell’inquinamento dell’aria, specie da particolato e biossido di azoto, migliori invece gli indicatori sulle perdite della rete idrica e la depurazione delle acque. Nella classifica generale, i comuni piemontesi e Aosta si posizionano in maggior parte sopra la media italiana pari a 49 punti sui 100 di una ipotetica città ideale. Ai vertici della classifica nazionale, con 85 punti, si trova Verbania. Le situazioni più critiche invece permangono a Torino e Alessandria. Il capoluogo piemontese infatti, nonostante un timido miglioramento, continua ad essere fortemente penalizzato dai valori elevati di inquinamento, sia per quanto riguarda il particolato fine che il biossido di azoto. Più in generale le città piemontesi appaiono ferme immobili sul fronte delle politiche ambientali, non discostandosi dai risultati delle passate edizioni di Ecosistema Urbano.

“Il quadro che emerge non è rassicurante: le nostre città sulle politiche ambientali procedono a passo di lumaca e le criticità registrate nelle precedenti edizioni di Ecosistema Urbano sono purtroppo confermate –dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Emerge chiaramente che il primo ingrediente che viene a mancare è una strategia complessiva, una visione di futuro a medio e lungo termine verso cui tendere. Spesso le Amministrazioni lavorano bene su un settore e male su un altro, in modo contraddittorio, per compartimenti stagni. Di pari passo anche la direzione intrapresa dal Governo non va nella direzione giusta: sono drammatici i segnali che arrivano dal decreto Sblocca Italia riguardo le politiche ambientali e questo certamente ricade negativamente sulle Regioni, a cui vengono tolti poteri, e sulle città, a partire dal tema dei trasporti, dove si continua ad investire su strade e autostrade ed in pochissimi casi per qualche intervento sulle ferrovie e vengono completamente a mancare risorse per l’acquisto di autobus e treni per i pendolari”.

Quest’anno, sono 18 gli indicatori selezionati per confrontare tra loro i 104 capoluoghi di provincia italiani. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

Come detto a dominare la classifica nazionale è Verbania che supera l’85% dei punti e lo fa principalmente collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto, a cominciare dai tre indicatori relativi all’inquinamento atmosferico che messi assieme pesano per il 23% del punteggio finale. Molto bassa sia la media delle concentrazioni dell’NO2, che si ferma a 27 mg/mc, che del PM10 con 17 mg/mc, che valgono per Verbania il secondo posto nella graduatoria dedicata alle polveri sottili. Si conferma ottimo il livello di raccolta differenziata dei rifiuti con il 73,3% della spazzatura avviata a recupero, seconda solo a Pordenone. Così come restano degni di nota i metri di suolo destinati ai pedoni, 2,12 mq a testa, valore secondo solo a quello della città pedonale per eccellenza: Venezia.

La situazione della qualità dell’aria resta critica nel resto della regione. Prendendo in considerazione gli sforamenti annui del limite di 50 mg/mc previsto per il PM10 e da non superare per più di 35 giorni l’anno, a fine 2013 spiccano Torino con 91 superamenti, Alessandria con 88 e Vercelli con 86. Qui le politiche urbane sulla mobilità, uno tra i principali fattori di pressione sulla qualità dell’aria, non sembrano ancora portare i risultati sperati. I dati sugli spostamenti in auto e moto, supportati da un tasso di motorizzazione ancora in leggero aumento, mostrano come la diffusione sistematica della mobilità muova (piedi e bici integrati con trasporto pubblico efficiente) sia una realtà ancora lontana.

Continua a risentire della congiuntura economica negativa la produzione di rifiuti. Nel 2013 la produzione pro capite scende a una media nazionale di 541 kg/abitante (-3,4% rispetto all’anno precedente), mentre la raccolta differenziata arriva al 40,8% (+3,9%). Al di là del valore medio, lo sviluppo della raccolta differenziata mostra ancora gruppi fortemente polarizzati. A fronte di un terzo dei comuni che non raggiunge nemmeno quell’obiettivo del 35% previsto per il 2006, ve ne sono altrettanti che superano abbondantemente il 50%. Tra questi spiccano Verbania, Novara e Vercelli che hanno superato l’obiettivo di legge del 65%, ponendo le basi per lo sviluppo di un’economia circolare basata sul riciclo e riuso delle risorse che è una dei pilastri fondamentali dell’agenda europea per il 2020. Da segnalare in particolare il caso di Vercelli che nel giro di pochi anni, da fanalino di coda ha raggiunto a fine 2013 il 68,4% di raccolta differenziata.

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